Si è conclusa in Senegal la missione istituzionale del Comune di Oristano dedicata ai progetti di cooperazione internazionale “Petites Noires” ed “Expemar”, iniziative che rafforzano il partenariato tra Sardegna e Senegal puntando su sviluppo economico sostenibile, innovazione produttiva, economia circolare e nuova occupazione come strumenti concreti di inclusione sociale e contrasto all’emigrazione irregolare.
Capofila del progetto è il Comune di Oristano, promotore di una rete internazionale di cooperazione che coinvolge il Comune di Thiaroye sur Mer, la Regione Autonoma della Sardegna, l’Associazione Sandalia, l’Associazione Vida Oristano, l’Università di Cagliari, le imprese Nieddittas di Arborea e la cooperativa olbiese Varpesca, insieme alla cooperativa senegalese Coflec, realtà composta interamente da donne e da anni impegnata nel creare opportunità di lavoro e sviluppo locale per contrastare il fenomeno della migrazione clandestina.
La delegazione oristanese era composta dall’Assessore comunale Gianfranco Licheri, da Gianluigi Matta e Aldo Pireddu per l’Associazione Vida, Maria Giovanna Lai per l’Associazione Sandalia, Andrea Serpi dell’Università di Cagliari (Facoltà di Ingegneria e architettura), Alessandro Grosso di Rete impresa - Conglomerati Bituminosi e da due documentaristi italiani, impegnati nella realizzazione di un film dedicato ai processi virtuosi dell’economia circolare, la cui uscita nelle sale cinematografiche è prevista per il prossimo autunno.
Tra i risultati più significativi della missione, il sopralluogo tecnico nell’isola di Gorée, di fronte a Dakar, dove nelle acque dell’Oceano Atlantico sorgerà il nuovo impianto di allevamento delle cozze. Il sopralluogo era guidato da Madame Yayi Bayam Diouf, presidente della Cooperativa Coflec. L’iniziativa potrà contare su 30 ettari di area marina concessi dal Governo senegalese, spazio nel quale la cooperativa potrà sviluppare una filiera di mitilicoltura fondata sul trasferimento di competenze, tecnologie e buone pratiche maturate in Sardegna nel settore delle produzioni a mare. Un luogo simbolico di riflessione, riscatto e rilancio. L’isola di Gorèe è meglio nota come l’isola degli schiavi. Da qui per secoli sono partiti milioni di schiavi africani destinati in America. Oggi il mare di fronte a Gorèe può rappresentare un simbolo di libertà, dignità e riconciliazione e sviluppo locale per una terra oltraggiata dall’Occidente.
Di particolare rilievo anche la firma di un accordo istituzionale tra il Vicesindaco di Thiaroye sur Mer, Djiamil Sarr, e l’Assessore Gianfranco Licheri, atto che consolida formalmente la partnership internazionale tra le due comunità e rafforza un modello di cooperazione basato sullo scambio di competenze, sulla sostenibilità ambientale e sulla crescita condivisa.
Uno degli aspetti più innovativi emersi durante la missione riguarda la sperimentazione sull’utilizzo dei gusci delle cozze, principale scarto della lavorazione dei mitili, nell’ambito di un modello di economia circolare capace di trasformare un residuo produttivo in nuova risorsa: il cozzastruzzo. Le prove pratiche hanno dimostrato la possibilità di impiegare i gusci per la realizzazione di manufatti in cemento destinati agli ancoraggi a mare dei filari di cozze, ma anche per la produzione di farine per mangimi animali, fertilizzanti, mattoni, panchine, elementi di arredo urbano e altri manufatti edilizi. Una soluzione che produce risparmio economico, riduzione dell’inquinamento, recupero di materiali e creazione di nuove filiere produttive locali, con una ricaduta diretta sul tessuto sociale ed economico senegalese.
“Questa missione conferma la bontà di una visione che mette insieme cooperazione internazionale, innovazione e sviluppo sostenibile – dichiara l’Assessore Gianfranco Licheri –. Il progetto di mitilicoltura, il consolidamento dell’intesa istituzionale e la sperimentazione sul riuso degli scarti di lavorazione dimostrano che è possibile costruire modelli economici virtuosi, capaci di creare lavoro, valorizzare le risorse locali e offrire nuove prospettive ai giovani e alle donne senegalesi. È anche così che si contrastano le cause profonde della migrazione irregolare: creando opportunità nei territori di origine”.
Con Petites Noires ed Expemar, Oristano conferma la sensibilità e l’impegno nelle politiche di cooperazione internazionale, promuovendo un modello di partenariato che unisce istituzioni, mondo associativo, università, imprese e comunità locali in un percorso condiviso di crescita, sostenibilità e inclusione.