Si chiude l’edizione 2026 della Sartiglia e con essa si rinnova uno dei riti più antichi e profondi dell’identità di Oristano e della Sardegna. Una manifestazione che come poche sa essere rito collettivo, rappresentazione simbolica e patrimonio immateriale che da oltre cinque secoli unisce una comunità nella propria storia.
È stata un’edizione complessa, preceduta da settimane di confronto e preoccupazioni legate all’applicazione delle norme, ma che ha saputo riaffermare con forza il principio fondamentale della Sartiglia: il rispetto della tradizione come elemento fondante e non negoziabile. La corsa si è svolta nel solco della continuità storica, restituendo centralità ai cavalieri e autenticità a un rito che vive nei gesti, nei ruoli e nei suoi simboli.
La corsa alla stella ha regalato momenti di intensa partecipazione emotiva. Le discese lungo via Duomo e via Mazzini, le stelle centrate e quelle mancate di un soffio, hanno scandito una Sartiglia vissuta fino all’ultimo istante, dove precisione, coraggio e sorte si intrecciano in un equilibrio che va ben oltre il dato numerico. Su Componidori, ma anche Su Componidoreddu nella Sartigliedda dei più piccoli, ha interpretato il ruolo con autorevolezza e misura, guidando le pariglie e l’intera corsa con la responsabilità che il rito impone.
Accanto al valore simbolico e identitario, c’è grande soddisfazione per il notevole afflusso di turisti che ha animato Oristano durante i giorni della Sartiglia. La città ha registrato una presenza massiccia di visitatori provenienti da tutta la Sardegna, dal resto d’Italia e dall’estero, con riflessi positivi sotto il profilo economico, in particolare per il settore dell’accoglienza, della ristorazione, del commercio e dei servizi. Un indotto significativo che conferma la Sartiglia non solo come cuore culturale della città, ma anche come straordinario motore di promozione territoriale.
Determinante, in questo senso, anche la grande visibilità garantita dai mezzi di comunicazione di massa, che hanno acceso i riflettori su Oristano e sul suo territorio. Le immagini della corsa, dei costumi, dei cavalli e della città gremita di pubblico hanno offerto una cartolina potente e riconoscibile, contribuendo a rafforzare l’immagine di Oristano come destinazione culturale di eccellenza, capace di coniugare tradizione, identità e accoglienza.
A rendere ancora più forte il significato della Sartiglia 2026 sono stati, come sempre, i suoi elementi immateriali: la solennità dei costumi, la bellezza delle bardature dei cavalli, il suono antico di tamburi e trombe, il silenzio carico di attesa del pubblico e l’esplosione corale degli applausi. Un patrimonio che appartiene non solo a chi corre, ma a un’intera comunità.
Comune di Oristano e Fondazione Oristano, insieme al Comitato Sartiglia, ai Gremi di San Giovanni e San Giuseppe e all’Associazione cavalieri, archiviano un’edizione impegnativa ma altamente significativa, che rafforza il ruolo della Sartiglia come uno dei più importanti riti identitari della Sardegna e del Mediterraneo, capace di parlare al presente senza tradire la propria storia.
La Sartiglia 2026 si chiude lasciando in eredità emozioni, immagini e una certezza: Oristano continua a riconoscersi nel suo rito più antico, custodendolo con rispetto e responsabilità, perché possa continuare a vivere e generare valore anche nel futuro.